Il mio primo articolo

Consulenze gestaltiche

GayCounseling



...è successo che ho imparato a conoscermi. È successo che ho scoperto come si chiamano i miei sensi, i miei sentimenti, il mio mondo. Ho preso possesso del mio vocabolario. Del nome delle cose. È successo che sono diventato io. Matteo B. Bianchi – Generations of love


Introduzione


L'omosessualità è una variante naturale del comportamento sessuale e i sentimenti omosessuali sono normali!” (OMS – Organizzazione mondiale della sanità).

Per fortuna oggi, sempre più spesso, si sente ripetere questa frase agli omosessuali, e alla società perché accetti il comportamento e le relazioni omosessuali alla stregua di quelli eterosessuali.

L'omosessualità è una variante dello sviluppo psicosessuale e non è associata in sé a disturbi psicologici.” (Luca Pietrantoni – L'offesa peggiore).

Le organizzazioni omosessuali, sempre più radicate nel territorio, fanno pressione perché le relazioni omosessuali possano ricevere il medesimo riconoscimento legale del matrimonio e propugnano un atteggiamento più “illuminato” dei Parlamenti, affinché riconoscano la normalità della sua organizzazione affettiva. (Vittorio Lingiardi – Citizen gay).

E' senza dubbio vero che noi omosessuali non soffriamo a causa dell'inversione, ma a causa della persecuzione socialmente perpetrata contro di noi.” (Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, pag. 39). Oggi si riconosce che l'unico problema posto dalle omosessualità è di carattere sociale, e che non ci sarebbe nessun problema se la gente accettasse questa condizione e ripristinasse i diritti naturali di una minoranza a lungo repressa.

L'omosessualità è un'entità eterogenea: le persone omosessuali sono tra loro diverse quanto le persone eterosessuali.” La sessualità naturale è molto più ricca nelle sue “varianti”, e la scienza moderna ha dimostrato l'esistenza di tipi completamente diversi, ma ugualmente naturali, di sessualità, di amori sessuali e di relazioni sessuali. In famiglia, nelle scuole, alla televisione e specialmente in Internet è consueto ascoltare che l'omosessualità è una cosa normale. La promozione salutistica per l'accettazione delle omosessualità ha la sua origine nei circoli degli omosessuali militanti che, dopo anni di lotta, si sono conquistati la possibilità di poter parlare tutte le volte che si dà qualcosa che abbia a che vedere con l'omosessualità nei mezzi di comunicazione sociale, oppure quando esce un articolo, un libro o un film sull'argomento. Questo perché, dopo anni di lotte sociali, si sono conquistati il riconoscimento di migliori esperti riguardo alla condizione emotiva di se stessi.

L'omosessualità è una variante, una preferenza, una condizione costitutiva. Gli omosessuali non hanno rapporti omosessuali, e non hanno una inclinazione omosessuale, ma sono omosessuali.

Il fatto è che nella stragrande maggioranza dei casi la condizione omosessuale è involontaria quanto quella eterosessuale... la persona omosessuale per natura agirebbe, appunto, contro la propria natura se si comportasse da eterosessuale.” Andrew Sullivan – Praticamente normali, pag. 18 e pag. 30)

L'omosessualità non è certo un vantaggio, ma non è nulla di vergognoso, non è un vizio né una degradazione, e non può essere classificata come malattia.” (S. Freud - La lettera ad una madre americana).

Omosessuali non si nasce. E nemmeno si diventa. Omosessuali si è. Arriva un giorno in cui ogni omosessuale deve rendersi conto del fatto che dentro di sé c'è un ospite non invitato, e nemmeno gradito: la sua omosessualità.” - (Giovanni e Paola Dall'Orto – Figli diversi, pag. 7)

Nel 1974 l'American Psychiatric Association cancellò l'omosessualità egosintonica dall'elenco delle malattie mentali. La stessa associazione, nel 1987 cancellò dall'elenco anche l'entità diagnostica dell'omosessualità egodistonica. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha cancellato l'omosessualità egosintonica dal suo elenco delle malattie mentali il 1 gennaio del 1993.

Evelyn Hooker (1957) somministrò tre test proiettivi a un gruppo di omosessuali ed eterosessuali, quindi sottopose i protocolli a psicologi che dovevano distinguere quelli degli omosessuali da quelli degli eterosessuali. Gli psicologi non riuscirono a rispettare la consegna e da ciò Hooker dedusse che l'omosessualità non ha indici patognomonici, non può essere considerata un'entità clinica, e che non ci sono differenze nel funzionamento psichico tra omo ed eterosessuali.” (Margherita Graglia – Psicoterapia e omosessualità, pag. 54)

Non vizio né malattia, non sfizio né sostanza, l'affettività omosessuale è sentire di realizzare emotivamente se stessi dentro una relazione con una persona del proprio genere.” (Paolo Rigliano, Amori senza scandalo, pag. 15)

In questo quadro è evidente che per gli omosessuali è sempre più facile “venire fuori”, compiere il proprio coming-out ed è sempre più facile che riescano a costruire relazioni stabili e soddisfacenti (il 49% dei gay e il 70% delle lesbiche ha una relazione fissa - Barbagli, Colombo - Omosessuali moderni, 2007), relazioni che hanno come presupposto proprio l'accettazione di sé e della propria condizione come identità positiva. Gli omosessuali sempre più spesso hanno relazioni soddisfacenti sia pure in assenza di una legge che riconosca i diritti delle coppie gay. Il movimento omosessuale si batte per conquistare nuovi spazi legislativi e di visibilità per le famiglie gay e lesbiche.

Tutti dicono che è normale”. Oggi la maggior parte dei giovani sostengono questa tesi. Medici, psicologi e preti di fronte ad un ragazzo omosessuale informano lui che è una cosa normale. “Perché ti vuoi angustiare a questo proposito? Accetta di essere così, trovati un amico, associati ad un circolo gay. Accettati e sarai felice!”

La fonte dei problemi risiede prevalentemente nell'interazione (e interiorizzazione) con l'ambiente sociale. L'omosessualità non è un disturbo emotivo che si manifesterebbe nell'infanzia e nell'adolescenza. Vedremo come molte persone omosessuali, che a causa della persecuzione sociale considerano la propria condizione omosessuale negativamente (auto-omofobia), possono fare un profondo cambiamento in meglio se si danno da fare con pazienza, impegno e buona volontà all'auto-accettazione, a non interrompere l'emergere delle sensazioni, dei sentimenti e delle emozioni per persone dello stesso sesso, a fare quel percorso di costruzione della propria identità che autori come Cass (1978), Coleman (1982) Grace (1977) chiamano processo di coming out gay, quel lungo, difficile e doloroso processo che va dal primo desiderio omo-erotico alla dichiarazione della propria identità. (M. Palomba, R. Del Favero - Identità diverse)

Mentre in passato le persone gay e lesbiche venivano inviate in terapia per curare la loro omosessualità, ora sono invitate a rivolgersi a un terapeuta per curare la loro omofobia interiorizzata, di cui una distinzione è l'auto-omofobia.

Il Gay-Gestal-Counseling allora si interessa non del perché non è eterosessuale (come ad esempio fa la psicoanalisi o la chiesa cattolica che presuppongono una sorta di volontà degli omosessuali di opporsi alla società e alle tradizioni morali), ma perché non è compiutamente e orgogliosamente omosessuale; come struttura la sua esperienza soggettiva per costruire internamente la repressione antiomosessuale della società; quale decisione infantile lo fa genuflettere all'altare della rinuncia di sé; quale scelta “copionale” lo ha bloccato in un copione perdente (Berne – Psicoterapia transazionale); come interrompe l'evocazione e la realizzazione della propria gestalt omosessuale, prima vera tappa verso la costruzione di una identità gay integrata.

La dura persecuzione dell'omosessualità ha indotto noi gay a vincolarci strettamente alla nostra identità di omosessuali”, sostiene Mario Mieli in Elementi di critica omosessuale (pag. 189) “per difenderci, per affermarci, dovevamo anzitutto saper resistere, saper essere omosessuali. Per questo il movimento gay ha particolarmente enfatizzato la tematica dell'identità omosessuale. Nostro primo compito è stato quello di imparare a riconoscerci, scoprirci e amarci per quello che siamo, di estirpare il senso di colpa che ci avevano inculcato con la forza, per poterci porre in modo cosciente di fronte alla vita, alla società, al mondo.”

Il Gay-gestalt-counselor fa propria la frase di Mario Mieli: “saper essere omosessuali!” e così quando incontra il cliente auto-omofobico, si chiede quali mezzi sta usando per reprimersi. Il cliente non ne è consapevole, sa solo che una parte vitale della sua vita è inaccessibile, ma non sa come egli stesso partecipi attivamente a questo processo di auto-repressione.


Le consulenze che seguono sono il risultato dell'integrazione di più stralci di conversazioni avute con più clienti, selezionate per mostrare come possono agire i diversi meccanismi di interruzione del contatto nell'impedire la soddisfazione dei bisogni dell'orientamento sessuale.

Specifichiamo, però, che non si tratta di una classificazione di individui (i confluenti, gli introiettivi, i proiettivi e i retroflessivi), né che i singoli meccanismi agiscano in modo separato l'uno dall'altro.

Come afferma Perls (Perls et al, pag. 263), nello studio del comportamento è possibile osservare in azione tutti i meccanismi di interruzione del contatto i quali, solo per una questione di esposizione teorica, vengono separati. Ogni comportamento è improntato a qualche falsa identificazione (confluenza), rinnega di tanto in tanto una delle proprie emozioni (proiezione), volge l'aggressività verso di sé (retroflessione); oppure può esprimere uno stato di confluenza con i propri introietti (senso di colpa), o anche proiettare i propri introietti (stato di peccaminosità), o retroflettere, rivolgere indietro, i propri introietti (ribellione), ecc.

I nomi dei clienti sono stati cambiati, così come alcuni dati personali, a garanzia della privacy.







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